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Narrativa e
poesia italiana
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Leti Loft, Le mani azzurre, Tufani, Ferrara 2010.
Non voglio che una mano: sarebbe un pallido giglio di calce / una colomba amarrata nel mio cuore il guardiano che nella notte del mio transito / negherebbe l’entrata alla luna. Così canta Gracía Lorca, invocando il gesto di una mano, più eloquente di tante parole consolatrici. Sì: le mani parlano; parlano con un linguaggio silenzioso che, a volte, supera la forza di quello verbale. Parlano Le mani azzurre che Leti Loft ha scelto come titolo al suo libro dove, sinesteticamente, accanto alle mani, è l’azzurro il colore che segna, per immediato collegamento del pensiero, un ampio orizzonte sentimentale; il colore che fornisce le coordinate immaginative nelle quali dovremmo muoverci come lettori. Sono azzurre le mani di nonna Ernesta, moglie e madre devota, che “sapeva ed amava tessere”, che approvvigionava in continuazione di maglieria nipotine e nipotini. Accadde una sera, complice la luna, “la maglia piano piano si coprì di un azzurro intenso e riflettente. Azzurra diventò anche la punta dei ferri e la punta delle dita di Ernesta.”E il colore azzurro presta la sua valenza, la sua rifrangenza analogica, al guizzo dei fili che sgusciano sotto le nocche nelle mani di Liliana, “mani di fata”, belle, come fusi, morbide, lievi, che sapevano “disegnare, imbastire, cucire, ricamare”. Liliana, la sarta “che aveva appreso il mestiere da un’altra sarta di vaglia, di quelle che cavano la natura di ogni filato, taglio, modello”. Liliana, la magicienne che conosceva i segreti di tutte le stoffe, del tulle come del taffettà, della mussola come dell’organzina.
(dalla recensione di Jolanda Leccese, “L’azzurro della memoria”, in Leggendaria, n° 84, novembre 2010).
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Mavis Gallant, Un fiore sconosciuto, BUR Rizzoli, Milano 2009.
“Era
convinta che si sarebbe perdutamente innamorata di Howard se
solo avesse smesso di piovere. Attese, imperterrita, tempi
migliori”. Questi incantevoli racconti sono serie di amori
sfiorati. Silenziosi, incerti, sopraffatti dagli eventi, i
protagonisti di queste pagine si dibattono tra disillusioni e
false dperanze, vite spaesate che non si sentono a casa in
nessun luogo, e che, tuttavia, continuano a cercare. Nel mezzo,
un viaggio per sentirsi liberi, la guerra che divide e
trasforma, una famiglia che si sfalda e fatica a ricomoporsi, la
violenza brutale delle relazioni umane. |
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AA.VV., Amorosi assassini. Storie di violenze sulle donne, Laterza, Bari 2008.
È la punta di un iceberg quella che emerge nelle pagine di questo libro. Abbiamo raccolto, in ordine cronologico, circa trecento casi di violenza inflitta a donne da mano maschile, avvenuti in Italia nel corso di un anno, il 2006. Quello che abbiamo selezionato è solo un campionario di vicende, per motivi diversi, particolarmente rappresentative. si tratta di casi accomunati da due caratteristiche: primo, essi sono diventati pubblici, ne hanno scritto, cioè, agenzie di stampa e giornali; secondo, se ciò è successo è perchè erano delitti per i quali vigeva, per il magistrato, la procedibilità d’ufficio, oppure perchè essi sono stati denunciati dalle vittime.
(dall’introduzione) |
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Carla Busato Barbaglio, Tra femminile e materno: l’invenzione della madre, Franco Angeli, Milano 2009.
Si può parlare di “figura materna”? O si tratta di immagini di madre che sono state “inventate” o costruite lugo i secoli sotto l’influsso di fattori culturali? E che cosa si può dire allora del fattore “naturale”? Istinto materno, sessualità e generatività, relazionalità nella coppia e con il bambino; il destino del femminile si situa in incroci da cui si dipartono spesso tratti antitetici e irrisolti. Il discorso psicoanalitico rivolto al materno, alle sue determinanti e significazioni, è il filo rosso attorno a cui si sviluppa il volume, nato dal dialogo tra i diversi approcci: sociologico, antropologico, biografico, storico-religionistico e storico culturale.
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Ginevra Conti Odorisio, Fiorenza Taricone, Per filo e per segno. Antologia di testi politici sulla questione femminile dal XVII al XIX, G. Giappichelli ed., Torino 2008.
Da molto tempo ci eravamo proposte di curare un’antologia di scritti femministi, o sulla questione femminile, di donne ed uomini che nelle varie epoche si sono occupati di questo difficile e scomodo tema, criticando i pregiudizi, i luoghi comuni, le tradizioni senza senso, contrarie anzi al buon senso, cercando di migliorare la condizione femminile, di riformare le leggi, la società, le relazioni all’interno della famiglia e nello spazio pubblico e di trasformare i modelli culturali. In questo senso, il riferimento è ad una questione femminile, termine storicamente consolidato, per indicare il dibattito relativo al ruolo ed alla funzione sociale della donna, la critica alla sua condizione tradizionale, rinviando per ora distinzioni più sottili, che pure andranno fatte, tra emancipatori radicali e gradualisti, emancipatori moderati e falsi emancipatori.
(dall’Introduzione)
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Diotima, Potere e politica non sono la stessa cosa, Liguori Editore, Napoli 2009.
Il libro parte dalla constatazione che oggi, in Italia ma non solo, tra politica e potere c’è confusione e che da ciò la politica esce immiserita e ridicolizzata. C’è un attaccamento al potere, che fa da surrogato all’incapacità di agire efficacemente. Così, più che farne una questione morale, vengono qui indicate le mosse strategiche che fanno uscire dall’impotenza. In sintonia con il femminismo che ha preso le distanze dal potere, viene portata una lettura simbolica dei cambiamenti in corso, affrontando il corpo a corpo tra politica e potere attraverso una interrogazione del risvolto soggettivo, sentimentale e affettivo del nostro vivere la contraddizione di questi due piani.
(dalla copertina)
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Bianca Gelli, Psicologia della differenza di genere. Soggettività femminili tra vecchi pregiudizi e nuova cultura, Franco Angeli, Milano 2009.
Sesso/Genere, natura/cultura, mascolinità/femminilità, identità/soggettività: ecco le parole chiave lungo le quali l’autrice di questo manuale ha composto il discorso per stilare una sintesi sulla psicologia della differenza di genere. I diversi saperi – psicologia, psicoanalisi, biologia, sociobiologia, filosofia, sociologia, pensiero femminista – pur trattati, in sequenza, separatamente, sono continuamente messi a confronto, spesso ricorrendo alla strategia della citazione. Questo per tentare di tirare le fila della situazione, considerando la sua vitalità, diversità e dinamismo.
(dalla copertina)
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Anaïs Ginori, Pensare l’impossibile. Donne che non si arrendono, Fandango, Roma 2010.
Donne in Italia, oggi. Il 2009 è stato il nostro Anno Zero. Le donne italiane, quelle non ancora completamente rassegnate, vedono la loro libertà minacciata e sentono che gli uomini riprendono il controllo sul loro corpo. Questa raccolta di storie di Anaïs Ginori rivela sottotraccia, come un filo rosso, una specie di composto stupore. Una nota di incredulità a volte divertita, a volte amara, a volte spazientita. È come se l’autrice cercasse attraverso i tasselli che compongono questo libro la risposta alla domanda: come si è precipitati in un mondo peggiore di quello da cui siamo partiti, un paese dove il maschilismo che non conoscevamo è diventato cultura diffusa.
(dalla prefazione e l’introduzione)
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Laura Lazzari, Poesia epica e scrittura femminile nel Seicento: L'Enrico di Lucrezia Marinelli, Insula, Leonforte (En), 2010.
È possibile un’epica al femminile? Le scrittrici si rapportano al genere in modo diverso dagli scrittori? Dalla lettura de Enrico, ovvero il Bisanzio acquistato (1635) di Lucrezia Marinelli sembrerebbe proprio di sì. Il poema, a lungo erroneamente considerato un semplice epilogo della Gerusalemme liberata di Tasso, si distanzia volutamente dal canone letterario, rinnovando le vicende epiche tradizionali e caratterizzando in modo originale le su eroine: la maga sull’isola non è una sensuale tentatrice, mentre le guerriere non finiscono per essere uccise o sottomesse da un guerriero. L’intento chiaramente filogino perseguito dall’autrice nel suo poema permette interessanti confronti con la sua opera più conosciuta, il trattato sulla Nobiltà et l’eccellenza delle donne risalente a trentacinque anni prima. Questo studio si aggiunge agli altri che ormai da qualche decennio tentano di riportare alla luce le scritture di donna, e apre la strada a nuove indagini volte a sottolineare la ricchezza e le novità che contraddistinguono le opere di Marinelli, affinché l’autrice sia definitivamente tolta dall’oblio immeritato in cui era caduta.
(dal retro di copertina)
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Valeria Palumbo, L’ora delle ragazze Alfa. Direttori d’orchestra, filosofi, piloti, maratoneti, scienziati. Dopo secoli di battaglie il loro nome è donna, Fermento, Roma 2010.
La prima ondata del femminismo ha conquistato il diritto di voto. La seconda la libertà sessuale. Adesso è il momento della terza: negli Stati Uniti e in gran parte d’Europa le donne stanno ottenendo la parità anche sul lavoro, nello sport e nei posti chiave della politica, della cultura e dell’economia. Protagoniste di questa nuova epoca, le cosiddette ragazze Alfa, colte, decise, poco ideologizzate, perfino poco solidali, ma molto determinate a prendersi il loro posto nel mondo. In questo saggio si ricostruisce come le donne hanno conquistato i diversi campi di predominio maschile. Ed è davvero una lunga storia.
(dall’interno di copertina)
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| © 2008 AARDT Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino |
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