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Narrativa
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Claudia Quadri, Come antiche astronavi, Casagrande, Bellinzona 2008
L’autrice luganese, Claudia Quadri è in libreria con il suo terzo romanzo che narra la storia di un operaio di mezza età: Vilde va a trovare il padre che vive abusivamente in una proprietà del Comune di cui un tempo è stato il custode. Vuole convincerlo a cercarsi una nuova sistemazione prima dell’inizio dei lavori di risanamento. Ma tra le case fatiscenti della sua infanzia risuonano le voci: quella della madre che l’ha abbandonato da piccolo per unirsi ai moti degli anni ’60 e ’70 in giro per l’Europa, quelle di nonna April, della balia Marù, dell’amica d’infanzia e poi amante Marisa – voci che come le capre e i cocci antichi del borgo sprofondano e riaffiorano in una metropoli irrequieta come il mare, mentre l’arrivo delle ruspe si fa sempre più imminente. Alla fine sarà proprio il padre di Vilde a trovare l’idea che concederà a tutti loro un ultimo momento di sospensione. Nei dintorni di un circo ho trovato una mezza dozzina di colombi bianchi. Ho allargato le braccia, i colombi vi si sono appollaiati in fila. Dov’era finito il prestigiatore? (dal retrocopertina)
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Catherine Lovey, Troppo rumore, nottetempo, Roma 2008
Un piccolo uomo d'affari racconta al suo analista che mentre si trovava a Londra per chiudere un importante contratto, è stato raggiunto dalla notizia che sua moglie è scomparsa senza lasciare traccia. Invece di tornare a occuparsi dei figli, il marito porta a termine la trattativa. Tornato a casa, la sua vita è passata al vaglio dell'investigatore Smynn. Perché non cerca la moglie? Perché affida i figli a un'estranea? L'intimità del protagonista, assediata inutilmente dall'ispettore, si rivela a poco a poco nelle conversazioni con l'analista: qui il paziente dà voce a una strana forma di solitudine e apre uno spiraglio su una possibile, spaventosa verità. Catherine Lovey, nata in Svizzera nel 1967, è giornalista ed esperta di criminologia, premio Prix Döcouverte 2006 della Fondazione svizzera Schiller. (dal retrocopertina)
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Chiara Tozzi, Quasi una vita, Feltrinelli, Milano 2008
Quella dei Vanni è una famiglia borghese: tre figli, i genitori, i nonni, gli zii, i cugini, una domestica rude e concreta, una bella casa. A Firenze. Negli anni sessanta. Attraverso gli occhi di Caterina e Marco entriamo in un piccolo grande mondo in cui si muovono compagni di scuola, amici del palazzo, portinai. Un mondo che rivive attraverso le vacanze in Versilia, il primo televisore, le canzoni del Festival di Sanremo, ma è capace anche di aprirsi a eventi più lontani o più immediatamente drammatici come la morte di Marilyn Monroe, l’alluvione del ’66, la contestazione studentesca. Dentro, e tutto intorno, il mondo ancor più vasto e complesso dei sentimenti, delle dinamiche familiari: bambini che osservano con curiosità – affascinati, perplessi, stupiti -, bambini che crescono – lievi e timorosi -, bambini che inconsapevolmente assorbono umori e stati d’animo di chi li circonda. E gli adulti che cercano di far quadrare i conti del vivere nonostante i dubbi, le contraddizioni e le inquietudini, continuando a desiderare e a sognare esattamente come fanno i bambini. Mentre le cose cambiano e gli equilibri s’incrinano: i rumori di fondo, inizialmente quieti e rassicuranti, divengono sempre più sbalestranti e chiassosi. Non basta più chiudere finestre e porte e ritrovarsi uniti nei pranzi domenicali per sentirsi al sicuro... (dal retrocopertina)
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Irène Némirovsky, I cani e i lupi, Adelphi, Milano 2008
Alla prima edizione di I cani e i lupi (splendido libro di grande attualità) Irène Némirovsky premetteva un’avvertenza in cui, presentando il romanzo come una vice che non potesa essere altro che “una storia di ebrei”, ribadiva la propria intenzione di descrivere il popolo a cui apparteneva così come era, “con i suoi pregi e i suoi difetti”: giacchè, affermava orgogliosamente, “in letteratura non ci sono argomenti tabù”. Oggi, i numerosissimi lettori e lettrici che la amano sanno che pochi sono stati in grado di raccontare il mondo degli “ebrei venuti dall’Est, dall’Ucraina o dalla Polonia” con altrettanta verità e altrettanto amore.
Erano in una delle strade più ricche e tranquille della città, costeggiata di ampi giardini. Qui tutto spirava pace. Con ogni probabilità i residenti della zona ignoravano quel che accadeva vicino al fiume. Nessun cosacco era venuto a turbare la loro quiete, chissà, forse contemplavano la confusione e l'orrore del ghetto come a teatro, con quel piccolo brivido superficiale che coglie lo spettatore di un dramma, subito rasserenato da una confortante certezza: "a me questo non succederà mai..." (dai risvolti di copertina)
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Anne Tyler, Ragazza in un giardino, Guanda, Parma 2008
Come sempre, Anne Tyler ci presenta e ci descrive, con sguardo acuto e affettuoso insieme, un ventaglio di personaggi tanto peculiari quanto semplici e umani che, come tali, comunicano tutto il loro essere, fatto di sentimenti, speranze, dubbi, paure e sogni. È la storia di una famiglia numerosa che pare sempre a un passo dallo sgretolarsi, e che invece resiste, tenuta insieme, suo malgrado da un vincolo che solo in superficie si presenta sfilacciato ed estremamente labile. Mancando la figura del capofamiglia, il ruolo centrale spetta di diritto e di grandi personaggi femminili, la signora Emerson ed Elizabeth la giardiniera tutto-fare. Passano gli anni, cambiano gli scenari, ma sarà sempre questa ragazza, nel suo improbabile disordine e nella coriacea gelosia della propria indipendenza, ad assumersi il faticoso compito di tenere vivo il senso della comune appartenenza. (dal risvolto di copertina).
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Elizabeth von Armin, Vi presento Sally, Bollati Boringhieri, Torino 2008
Un romanzo ironico e spassoso, che ha per protagonista una bellissima donna (semplice, poco colta e ingenua), ma non per questo meno ammirevole delle altre figure femminili protagoniste dei romanzi di Elizabeth von Armin. Sally Pinner, una bellissima ragazza di umili origini e inesistente cultura, nonché assai poco padrona dell'arte del linguaggio, fa innamorare di sé tutti gli uomini che le posano gli occhi addosso. Fin da piccola gli ansiosi genitori la fanno vivere segregata nel retrobottega della loro drogheria, il modo migliore per tenerla lontana dai numerosi guai che la bellezza, finisce immancabilmente per calamitare. Morta la madre, la diciassettenne Sally viene data in sposa a un giovane studioso di Cambridge, Jocelyn, destinato a una fulgida carriera scientifica, il quale organizza un precipitoso matrimonio onde avere la meglio sugli altri numerosi pretendenti. Ma tanta bellezza l'ha reso completamente cieco ai molti svantaggi che la mancanza di cultura, la completa acquiescenza e il carattere di Sally – anzi la mancanza di carattere – presentano... (dal risvolto di copertina)
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Ioanna Karistiani, Le catene del mare, e/o, Roma 2008
Con Le catene del mare Ioanna Karistiani ha vinto il Premio nazionale per il miglior romanzo greco del 2007, confermandosi come una delle massime autrici elleniche contemporanee. Per il comandante Mitsos Augustis, statuario come un Poseidone, burbero e tenero nello stesso tempo, eroico nella sua infallibile capacità di guidare la sua nave e i suoi uomini benché sia cieco, dopo dodici anni di navigazione ininterrotta negli oceani è arrivata la resa dei conti. Le burrasche della terraferma (la moglie Flora, due figlie, un figlio, una nipotina e Litsa, amante di molti anni prima) reclamano il suo coraggio e la sua forza d'animo molto più delle tempeste oceaniche. Ma è difficile per il comandante liberarsi dalle catene del mare e abbandonare la sua unica, vera casa, il cargo Athos III, il luogo in cui Mitsos si confronta con i suoi ricordi, il rifugio in cui egli conserva gelosamente i suoi segreti. (dal retrocopertina)
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Penelope Fitzgerald, Strategie di fuga, Sellerio, Palermo 2008
"Leggere un romanzo di Penelope Fitzgerald è come salire su un'automobile per una corsa un po' speciale. Ogni cosa è al massimo della qualità – il motore, la carrozzeria, gli interni, tutto vi dà un senso di affidamento. Poi, dopo qualche chilometro, qualcuno scaglia il volante fuori dal finestrino". Questa impressione dello scrittore Sebastian Faulks può estendersi anche ai racconti di questa autrice. Ne scrisse pochi preferendo la forma romanzo, composti per occasioni e riviste e questa raccolta, pubblicata postuma, li riunisce quasi tutti. Spesso, come scrive Masolino d'Amico nell'Introduzione, sembrano contenere un intero romanzo compresso, tanta è la ricchezza di temi e personaggi. Tutte le sfumatura e le volute ammalianti della sua scrittura, e tutta l'originalità delle sue situazioni sono presenti, e soprattutto la sua curiosa attenzione, ironica ma convincente, per lo straordinario, per renderlo al lettore come domato e sommamente naturalizzato: la magia, che ritroviamo in tutta la sua narrativa, dell'understatement applicato alle situazioni più contorte e ai personaggi più bizzarri... (dal risvolto di copertina)
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Amélie Nothomb, Acido solforico, Voland, Roma 2005
"Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo". Un reality show dall'inequivocabile nome "Concentramento", basato su regole che ricordano il momento più orribile della storia dell'umanità. Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva inviata a reclutare i concorrenti, che vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo dove altri interpretano il ruolo di kapò. La vita di tutti si svolge sotto l'occhio vigile delle telecamere e il momento di massima audience arriva quando i telespettatori decidono l'eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto. Gli strali della scrittrice da sempre al centro di polemiche colpiscono questa volta, con meno leggerezza ironica e più disgusto, una società in cui la sofferenza diventa spettacolo. (dal retrocopertina)
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Christina Stead, Il piccolo hotel, Adelphi, Milano 2008
Con questo fiammante piccolo libro – il più amato da Saul Bellow fra tutti i romanzi della scrittrice australiana – Christina Stead (1902-1983) ci fa dono di una sophisticated comedy con più di una punta di crudeltà. In un piccolo hotel sulle rive del Lago Lemano uomini e donne di varie nazionalità trascinano pigramente la propria vita – nell'attesa che il mondo uscito dalla seconda guerra mondiale acquisti tratti meglio definiti. Nella neutralità spazio-temporale dell'amena località, nella nitida impersonalità dell'albergo gli ospiti si avvicendano, vagano sospesi lontani dai loro paesi d'origine e dai milieu cui appartengono, hanno perso lo scintillio del trucco di scena e si lasciano osservare nella loro verità sconcertante. Bastano così poche pagine perché l'idillio si incrini e ci si senta risucchiati dal movimento sfrenato di una giostra di personaggi cinici, di affaristi e scrocconi grotteschi, di donne melanconiche e malmaritate e uomini gretti o pazzi o solo inguaribilmente tristi... (dal risvolto di copertina)
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Autori Vari, Da 10 anni al Campiello. I racconti dei giovani ticinesi premiati, Centro didattico cantonale, Bellinzona 2008
Il libro presenta otto racconti di giovani studenti ticinesi finalisti al premio Campiello Giovani o riconosciuti come autori delle migliori opere provenienti dall'estero. La pubblicazione è la testimonianza di dieci anni di partecipazione e di successi di studentesse e studenti delle nostre scuole alla prestigiosa manifestazione organizzata ogni anno a Venezia. Ecco autori autrici e titoli: Martina Willimann, Le porte dorate Claudia Bergomi, Sei Piergiuseppe Esposito, Con un biglietto di sola andata Francesco Sergi-Hofmann, Vizi, devianze, abiezioni Linda Baranzini, Finire oltre un diario Pergiuseppe Esposito, Il Serial Killer Francesco Sergi-Hofmann, L'odore dei fiori recisi Benedetta Sara Galetti, Superficialità e preconcetti
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Elena Wullschleger, Il segreto di Geraldina (illustrazioni di Fiorenza Casanova), edizioni dino&pulcino. (il libro è edito anche in tedesco e in rumantsch)
I sogni, da sempre, si trovano in un cassetto. Geraldina cerca altrove. Una lunga scia – di profumi e affetti, di suoni e bagliori – porta lontano. Geraldina ha arguzia, costanza, pazienza. Dall'osservatorio della sua infanzia guarda la vita con occhi vivaci e naso all'insù. I suoi giorni sono ghirlanda di gesti semplici. In una variegata geografia di tenerezza scorronole figure che disegnano il presente spingendo la bimba verso il futuro. Ecco dunque sfilare il babbo-dottore, la mamma-fiorista, il prete devoto, le tante sorelle, la capra Zulietta, il gatto amico e il dolcissimo nonno Franz... (dalla prefazione di Maria Rosaria Valentini)
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Daniela Calastri-Winzenried, La baronessa delle isole, Dadò, Locarno 2008.
È la storia vera di una donna famosa, socialmente affermata e ammirata che conduce una vita colma di interessi e di incontri culturali intraprendendo ogni genere d'affari in tutta Europa. A fare da contraltare al suo successo pubblico interviene però un seguito di sconfitte e tragedie private nella sfera affettiva e sentimentale. La baronessa delle isole è la biografia romanzata della baronessa Antonietta St. Léger, proprietaria delle isole di Brissago dal 1885 al 1928.
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Autrici varie, Studi trentini di scienze storiche. La memoria femminile negli Archivi del Trentino-Alto Adige.
Questo volume è la pubblicazione degli Atti della Seconda giornata di studio per la valorizzazione del patrimonio archivistico del Trentino-Alto Adige. Il convegno si è proposto di portare alla luce un materiale documentario spesso sommerso o inglobato in fondi archivistici intestati alle istituzioni e agli accadimenti che, nonostante abbiano interessato la condizione delle donne, ad esse non fanno specifico riferimento, ossia di sollecitare l'individuazione delle scritture femminili nascoste nel silenzio delle carte già offerte alla consultazione, oppure ancora giacenti sotto il cumulo della polvere e della dimenticanza. (dall'introduzione di Maria Garbari)
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Patricia Lurati, Doni nuziali del Rinascimento nelle collezioni svizzere, Dadò, Locarno 2008.
Nel periodo rinascimentale tre eventi fondamentali scandivano la vita della donna: il fidanzamento, il matrimonio e la nascita di un erede. In queste rare occasioni la cultura del tempo attribuiva alla figura femminile un ruolo centrale che le famiglie facoltose solevano celebrare commissionando agli artisti oggetti da offrirle in dono. Si trattava per lo più di cofanetti contenenti gioielli che il fidanzato faceva recapitare alla promessa sposa, di una coppia di cassoni entro i quali riporre la dote che la giovane moglie portava con sé nella sua nuova dimora per farne omaggio al marito e di un desco da parto, vassoio dipinto sul quale recare il primo pasto alla puerpera dopo le fatiche del parto, che il coniuge regalava alla consorte quale riconoscimento per aver dato alla luce il tanto agognato discendente e aver così perpetuato il proseguimento della stirpe. (dal risvolto di copertina)
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Alessandra Gissi, Le segrete manovre delle donne. Levatrici in Italia dall'Unità al fascismo, Biblink, Roma 2006.
La figura della levatrice – immagine universale dotata di un particolare e sottile fascino, accompagnata da misteriose suggestioni, circondata da un'aura di sacralità per il suo essere protagonista dello straordinario evento della nascita – è stata la protagonista delle appassionate ricerche di antropologi e finanche di filologi. Fattucchiera, saggia o sapiente, la levatrice ha sempre racchiuso contraddizioni e ambiguità, ha causato spaesamento per alcune sue esclusive funzioni di significato dirompente: dare il battesimo e collaborare in qualità di esperta nei giudizi dei tribunali. Funzioni che le avevano conferito la capacità di scompaginare l'ordine dei generi laddove era sempre apparso più rigido, ovvero nell'amministrazione dei sacramenti e della giustizia... (dall'introduzione p. 9)
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Casimira Grandi, Donne fuori posto. L'emigrazione femminile rurale dell'Italia postunitaria, Carocci, Roma s.d.
Donne fuori posto erano le emigranti per la società d'origine, ma anche per quella di destinazione e, forse, perfino per loro stesse; quella narrata in questo volume è una storia declinata al femminile, un tentativo di riannodare all'origine i fili dei tanti percorsi confluiti nella più visibile trama delle correnti migratorie postunitarie. Nel rispetto del paradigma della tradizione, migliaia di migranti sono state protagoniste inconsapevoli di una storia intessuta di silenzio: esistenze che hanno lasciato labili tracce per gli storici, come spesso è successo alle donne, tanto più se povere. Donna-povertà-emigrazione è un assioma al di sopra dello spazio e del tempo; pesa, in ogni caso, la memoria negativa di una donna invisibile per il nuovo Stato italiano, dimostratosi colpevolmente assente nella sua vicenda e inoperoso nella sua tutela. (dal retrocopertina)
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Nicoletta Bigatti, L'altra fatica. Lavoro femminile nelle fabbriche dell'Alto Milanese 1922-1943, Guerini e associati, Milano 2008.
Il fascismo amava indicarlo come un modello di modernità industriale, e l'immagine dell'Alto Milanese non tradiva certo questa descrizione: una miriade di fabbriche piccole e grandi ne ricopriva il territorio, non lasciando quasi spazio alla pratica dell'agricoltura. Fabbriche tessili, soprattutto, dove decine di migliaia di donne, ogni giorno, consumavano la loro fatica. Proprio a queste donne è dedicato il lavoro di Nicoletta Bigatti, che attraverso una lunga ricerca tra le fonti archivistiche più svariate e un'attenta e partecipata raccolta delle testimonianze delle protagoniste ha ricostruito la loro vita di mogli, madri e lavoratrici in una società che ben poco spazio ed attenzione dedicava a questa fatica "al femminile". Ne risulta un racconto vivo, un racconto non della "storia" in astratto, ma di tante "storie", piccole e sconosciute, non per questo meno importanti e significative. (dal retrocopertina)
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(a cura di Anna Gasco), La guerra alla guerra. Storie di donne a Torino e in Piemonte tra il 1940 e il 1945, Edizioni SEB 27, 2007. Attraverso narrazioni biografiche il libro e il video raccontano di donne che hanno combattuto una guerra alla guerra, con le armi e senza le armi, per affermare la vita contro la morte; donne costrette a uscire dalle case bombardate alla ricerca di cibo per sé e per i figli, a sfollare, viaggiare sui carri bestiame, subire mitragliamenti, affrontare posti di blocco, a sperimentare una libertà nuova, ma faticosa e piena di pericoli; donne che spontaneamente l'8 settembre vestono in borghese un esercito in fuga, aiutano a nascondere ebrei e partigiani, diventano combattenti, intercedono presso i tedeschi e con un sorriso sono capaci di salvare un paese: donne perseguitate perché ebree, che lottano e resistono nei campi di sterminio; donne che portano informazioni, medicinali, esplosivi e perciò vengono arrestate, imprigionate e deportate nei lager, che rischiano la vita per diventare protagoniste di una resistenza non armata "anello forte" della resistenza civile. (dal retrocopertina)
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(a cura di Giovanna Providenti), La nonviolenza delle donne, Quaderni Satyägraha, Libreria editrice Fiorentina, Pisa 2006.
Questo libro contiene riflessioni, pratiche, esperienze non violente di donne instancabili. Con prologo di Lidia Menapace e Giovanna Providenti e i contributi di Luisa Muraro, Giovanna Providenti, Valeria Andò, Patrizia Caporossi, Fabrizia Abbate, Debora Tonelli, Elisabetta Donini, Luisa Del Turco, Anna Donno, Federica Ruggiero, Sandra Endrizzi, Luana Pistone, Itala Ricaldone, Diego Marani, Cecilia Brighi, Adriana Chemello, Monica Lanfranco, Giancarla Codrignani, Maria G. Di Rienzo e Elena Zdravomyslova.
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Fuori dall'ombra. Studi di storia delle donne nella provincia di Pisa (secoli XIX e XX) (a cura di Elena Fasano Guarini, Annamaria Galoppini, Alessandra Peretti), Edizioni Plus, Pisa 2006.
Il volume raccoglie i frutti di una ricerca condotta, a partire dal 2002, da un gruppo di studiose di formazione diversa, universitarie e non universitarie, in parte di lunga esperienza, in parte approdate da poco nel mondo degli studi, legate da un comune interesse per la storia delle donne e da un modo affine di praticarla. I sedici saggi che lo compongono disegnano con cura nitidi profili individuali. Ma più spesso, a partire da un largo ventaglio di fonti, pubbliche e private, scritte ed orali, si soffermano sulle grandi vicende collettive di cui le donne, tra Otto e Novecento – in un arco bisecolare di mutamenti profondi che investono sia la città che le campagne – sono state partecipi nella provincia di Pisa. Illustrano così i processi che le hanno condotte ad assumere ruoli più attivi nel mondo della cultura e dell'educazione, del lavoro e infine della politica: a uscire, come suggerisce il titolo del volume "fuori dall'ombra" che prima le aveva nascoste. Sullo sfondo emergono infine il mondo delle pratiche sociali e dei rapporti famigliari; e acquistano concretezza storica i legami e i conflitti tra uomini e donne. La storia locale sconfina così dalla storia generale. E, come spesso avviene, lo studio delle vicende femminili apre nuove dimensioni alla ricerca. (dal retrocopertina)
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Corpi e storia. Donne e uomini dal mondo antico all'età contemporanea, (a cura di Nadia Maria Filippini, Tiziana Plebani, Anna Scattigno), Viella, Roma 2002.
Il corpo è una è una costruzione culturale complessa, oggetto, di un costante processo di elaborazione che di epoca in epoca ne ha ridisegnato forme, rappresentazioni e connotazioni di senso. Nel corpo e nella differenza sessuale affondano ordinamenti simbolici, modelli e categorie discorsive che hanno prodotto nel corso della storia diversità di ruoli sessuali e sociali, relazioni di dominio e di subalternità, strutture di potere e forme di privilegio... (dal retrocopertina)
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Donatella Trotta, La via della penna e dell'ago. Matilde Serao tra giornalismo e letteratura con antologia di scritti rari e immagini, Liguori, Napoli 2008.
Nel decennio della stagione più intensa vissuta al quotidiano "Il Mattino", fondato nel 1892 a Napoli con il marito Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao crea e dirige alcune significative testate periodiche finora ignorate dagli studiosi: il settimanale domenicale "Mattino Supplemento" (1894-1895) e il giornale umoristico settimanale illustrato "Masto Rafaele" (1899-1901), che precedono l'esperienza più nota della rivista letteraria "La Settimana" (1902-1904). Questo libro fa rivivere tale stagione sullo sfondo di una Napoli fin de siècle nella quale la figura di Matilde Serao emerge come pioniera del giornalismo contemporaneo, ma anche come scrittrice poligrafa ed epistolografa "artefice ingenua ma non certo involontaria delle strutture industrial-espressive della letteratura"... (dal retrocopertina)
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Narrativa
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Claudia Quadri, Come antiche astronavi, Casagrande, Bellinzona 2008
L’autrice luganese, Claudia Quadri è in libreria con il suo terzo romanzo che narra la storia di un operaio di mezza età: Vilde va a trovare il padre che vive abusivamente in una proprietà del Comune di cui un tempo è stato il custode. Vuole convincerlo a cercarsi una nuova sistemazione prima dell’inizio dei lavori di risanamento. Ma tra le case fatiscenti della sua infanzia risuonano le voci: quella della madre che l’ha abbandonato da piccolo per unirsi ai moti degli anni ’60 e ’70 in giro per l’Europa, quelle di nonna April, della balia Marù, dell’amica d’infanzia e poi amante Marisa – voci che come le capre e i cocci antichi del borgo sprofondano e riaffiorano in una metropoli irrequieta come il mare, mentre l’arrivo delle ruspe si fa sempre più imminente. Alla fine sarà proprio il padre di Vilde a trovare l’idea che concederà a tutti loro un ultimo momento di sospensione. Nei dintorni di un circo ho trovato una mezza dozzina di colombi bianchi. Ho allargato le braccia, i colombi vi si sono appollaiati in fila. Dov’era finito il prestigiatore? (dal retrocopertina)
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Catherine Lovey, Troppo rumore, nottetempo, Roma 2008
Un piccolo uomo d'affari racconta al suo analista che mentre si trovava a Londra per chiudere un importante contratto, è stato raggiunto dalla notizia che sua moglie è scomparsa senza lasciare traccia. Invece di tornare a occuparsi dei figli, il marito porta a termine la trattativa. Tornato a casa, la sua vita è passata al vaglio dell'investigatore Smynn. Perché non cerca la moglie? Perché affida i figli a un'estranea? L'intimità del protagonista, assediata inutilmente dall'ispettore, si rivela a poco a poco nelle conversazioni con l'analista: qui il paziente dà voce a una strana forma di solitudine e apre uno spiraglio su una possibile, spaventosa verità. Catherine Lovey, nata in Svizzera nel 1967, è giornalista ed esperta di criminologia, premio Prix Döcouverte 2006 della Fondazione svizzera Schiller. (dal retrocopertina)
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Chiara Tozzi, Quasi una vita, Feltrinelli, Milano 2008
Quella dei Vanni è una famiglia borghese: tre figli, i genitori, i nonni, gli zii, i cugini, una domestica rude e concreta, una bella casa. A Firenze. Negli anni sessanta. Attraverso gli occhi di Caterina e Marco entriamo in un piccolo grande mondo in cui si muovono compagni di scuola, amici del palazzo, portinai. Un mondo che rivive attraverso le vacanze in Versilia, il primo televisore, le canzoni del Festival di Sanremo, ma è capace anche di aprirsi a eventi più lontani o più immediatamente drammatici come la morte di Marilyn Monroe, l’alluvione del ’66, la contestazione studentesca. Dentro, e tutto intorno, il mondo ancor più vasto e complesso dei sentimenti, delle dinamiche familiari: bambini che osservano con curiosità – affascinati, perplessi, stupiti -, bambini che crescono – lievi e timorosi -, bambini che inconsapevolmente assorbono umori e stati d’animo di chi li circonda. E gli adulti che cercano di far quadrare i conti del vivere nonostante i dubbi, le contraddizioni e le inquietudini, continuando a desiderare e a sognare esattamente come fanno i bambini. Mentre le cose cambiano e gli equilibri s’incrinano: i rumori di fondo, inizialmente quieti e rassicuranti, divengono sempre più sbalestranti e chiassosi. Non basta più chiudere finestre e porte e ritrovarsi uniti nei pranzi domenicali per sentirsi al sicuro... (dal retrocopertina)
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Irène Némirovsky, I cani e i lupi, Adelphi, Milano 2008
Alla prima edizione di I cani e i lupi (splendido libro di grande attualità) Irène Némirovsky premetteva un’avvertenza in cui, presentando il romanzo come una vice che non potesa essere altro che “una storia di ebrei”, ribadiva la propria intenzione di descrivere il popolo a cui apparteneva così come era, “con i suoi pregi e i suoi difetti”: giacchè, affermava orgogliosamente, “in letteratura non ci sono argomenti tabù”. Oggi, i numerosissimi lettori e lettrici che la amano sanno che pochi sono stati in grado di raccontare il mondo degli “ebrei venuti dall’Est, dall’Ucraina o dalla Polonia” con altrettanta verità e altrettanto amore.
Erano in una delle strade più ricche e tranquille della città, costeggiata di ampi giardini. Qui tutto spirava pace. Con ogni probabilità i residenti della zona ignoravano quel che accadeva vicino al fiume. Nessun cosacco era venuto a turbare la loro quiete, chissà, forse contemplavano la confusione e l'orrore del ghetto come a teatro, con quel piccolo brivido superficiale che coglie lo spettatore di un dramma, subito rasserenato da una confortante certezza: "a me questo non succederà mai..." (dai risvolti di copertina)
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Anne Tyler, Ragazza in un giardino, Guanda, Parma 2008
Come sempre, Anne Tyler ci presenta e ci descrive, con sguardo acuto e affettuoso insieme, un ventaglio di personaggi tanto peculiari quanto semplici e umani che, come tali, comunicano tutto il loro essere, fatto di sentimenti, speranze, dubbi, paure e sogni. È la storia di una famiglia numerosa che pare sempre a un passo dallo sgretolarsi, e che invece resiste, tenuta insieme, suo malgrado da un vincolo che solo in superficie si presenta sfilacciato ed estremamente labile. Mancando la figura del capofamiglia, il ruolo centrale spetta di diritto e di grandi personaggi femminili, la signora Emerson ed Elizabeth la giardiniera tutto-fare. Passano gli anni, cambiano gli scenari, ma sarà sempre questa ragazza, nel suo improbabile disordine e nella coriacea gelosia della propria indipendenza, ad assumersi il faticoso compito di tenere vivo il senso della comune appartenenza. (dal risvolto di copertina).
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Elizabeth von Armin, Vi presento Sally, Bollati Boringhieri, Torino 2008
Un romanzo ironico e spassoso, che ha per protagonista una bellissima donna (semplice, poco colta e ingenua), ma non per questo meno ammirevole delle altre figure femminili protagoniste dei romanzi di Elizabeth von Armin. Sally Pinner, una bellissima ragazza di umili origini e inesistente cultura, nonché assai poco padrona dell'arte del linguaggio, fa innamorare di sé tutti gli uomini che le posano gli occhi addosso. Fin da piccola gli ansiosi genitori la fanno vivere segregata nel retrobottega della loro drogheria, il modo migliore per tenerla lontana dai numerosi guai che la bellezza, finisce immancabilmente per calamitare. Morta la madre, la diciassettenne Sally viene data in sposa a un giovane studioso di Cambridge, Jocelyn, destinato a una fulgida carriera scientifica, il quale organizza un precipitoso matrimonio onde avere la meglio sugli altri numerosi pretendenti. Ma tanta bellezza l'ha reso completamente cieco ai molti svantaggi che la mancanza di cultura, la completa acquiescenza e il carattere di Sally – anzi la mancanza di carattere – presentano... (dal risvolto di copertina)
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Ioanna Karistiani, Le catene del mare, e/o, Roma 2008
Con Le catene del mare Ioanna Karistiani ha vinto il Premio nazionale per il miglior romanzo greco del 2007, confermandosi come una delle massime autrici elleniche contemporanee. Per il comandante Mitsos Augustis, statuario come un Poseidone, burbero e tenero nello stesso tempo, eroico nella sua infallibile capacità di guidare la sua nave e i suoi uomini benché sia cieco, dopo dodici anni di navigazione ininterrotta negli oceani è arrivata la resa dei conti. Le burrasche della terraferma (la moglie Flora, due figlie, un figlio, una nipotina e Litsa, amante di molti anni prima) reclamano il suo coraggio e la sua forza d'animo molto più delle tempeste oceaniche. Ma è difficile per il comandante liberarsi dalle catene del mare e abbandonare la sua unica, vera casa, il cargo Athos III, il luogo in cui Mitsos si confronta con i suoi ricordi, il rifugio in cui egli conserva gelosamente i suoi segreti. (dal retrocopertina)
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Penelope Fitzgerald, Strategie di fuga, Sellerio, Palermo 2008
"Leggere un romanzo di Penelope Fitzgerald è come salire su un'automobile per una corsa un po' speciale. Ogni cosa è al massimo della qualità – il motore, la carrozzeria, gli interni, tutto vi dà un senso di affidamento. Poi, dopo qualche chilometro, qualcuno scaglia il volante fuori dal finestrino". Questa impressione dello scrittore Sebastian Faulks può estendersi anche ai racconti di questa autrice. Ne scrisse pochi preferendo la forma romanzo, composti per occasioni e riviste e questa raccolta, pubblicata postuma, li riunisce quasi tutti. Spesso, come scrive Masolino d'Amico nell'Introduzione, sembrano contenere un intero romanzo compresso, tanta è la ricchezza di temi e personaggi. Tutte le sfumatura e le volute ammalianti della sua scrittura, e tutta l'originalità delle sue situazioni sono presenti, e soprattutto la sua curiosa attenzione, ironica ma convincente, per lo straordinario, per renderlo al lettore come domato e sommamente naturalizzato: la magia, che ritroviamo in tutta la sua narrativa, dell'understatement applicato alle situazioni più contorte e ai personaggi più bizzarri... (dal risvolto di copertina)
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Amélie Nothomb, Acido solforico, Voland, Roma 2005
"Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo". Un reality show dall'inequivocabile nome "Concentramento", basato su regole che ricordano il momento più orribile della storia dell'umanità. Per le strade di Parigi si aggira una troupe televisiva inviata a reclutare i concorrenti, che vengono caricati su vagoni piombati e internati in un campo dove altri interpretano il ruolo di kapò. La vita di tutti si svolge sotto l'occhio vigile delle telecamere e il momento di massima audience arriva quando i telespettatori decidono l'eliminazione-esecuzione dallo show di un concorrente attraverso il televoto. Gli strali della scrittrice da sempre al centro di polemiche colpiscono questa volta, con meno leggerezza ironica e più disgusto, una società in cui la sofferenza diventa spettacolo. (dal retrocopertina)
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Christina Stead, Il piccolo hotel, Adelphi, Milano 2008
Con questo fiammante piccolo libro – il più amato da Saul Bellow fra tutti i romanzi della scrittrice australiana – Christina Stead (1902-1983) ci fa dono di una sophisticated comedy con più di una punta di crudeltà. In un piccolo hotel sulle rive del Lago Lemano uomini e donne di varie nazionalità trascinano pigramente la propria vita – nell'attesa che il mondo uscito dalla seconda guerra mondiale acquisti tratti meglio definiti. Nella neutralità spazio-temporale dell'amena località, nella nitida impersonalità dell'albergo gli ospiti si avvicendano, vagano sospesi lontani dai loro paesi d'origine e dai milieu cui appartengono, hanno perso lo scintillio del trucco di scena e si lasciano osservare nella loro verità sconcertante. Bastano così poche pagine perché l'idillio si incrini e ci si senta risucchiati dal movimento sfrenato di una giostra di personaggi cinici, di affaristi e scrocconi grotteschi, di donne melanconiche e malmaritate e uomini gretti o pazzi o solo inguaribilmente tristi... (dal risvolto di copertina)
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Autori Vari, Da 10 anni al Campiello. I racconti dei giovani ticinesi premiati, Centro didattico cantonale, Bellinzona 2008
Il libro presenta otto racconti di giovani studenti ticinesi finalisti al premio Campiello Giovani o riconosciuti come autori delle migliori opere provenienti dall'estero. La pubblicazione è la testimonianza di dieci anni di partecipazione e di successi di studentesse e studenti delle nostre scuole alla prestigiosa manifestazione organizzata ogni anno a Venezia. Ecco autori autrici e titoli: Martina Willimann, Le porte dorate Claudia Bergomi, Sei Piergiuseppe Esposito, Con un biglietto di sola andata Francesco Sergi-Hofmann, Vizi, devianze, abiezioni Linda Baranzini, Finire oltre un diario Pergiuseppe Esposito, Il Serial Killer Francesco Sergi-Hofmann, L'odore dei fiori recisi Benedetta Sara Galetti, Superficialità e preconcetti
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Elena Wullschleger, Il segreto di Geraldina (illustrazioni di Fiorenza Casanova), edizioni dino&pulcino. (il libro è edito anche in tedesco e in rumantsch)
I sogni, da sempre, si trovano in un cassetto. Geraldina cerca altrove. Una lunga scia – di profumi e affetti, di suoni e bagliori – porta lontano. Geraldina ha arguzia, costanza, pazienza. Dall'osservatorio della sua infanzia guarda la vita con occhi vivaci e naso all'insù. I suoi giorni sono ghirlanda di gesti semplici. In una variegata geografia di tenerezza scorronole figure che disegnano il presente spingendo la bimba verso il futuro. Ecco dunque sfilare il babbo-dottore, la mamma-fiorista, il prete devoto, le tante sorelle, la capra Zulietta, il gatto amico e il dolcissimo nonno Franz... (dalla prefazione di Maria Rosaria Valentini)
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Daniela Calastri-Winzenried, La baronessa delle isole, Dadò, Locarno 2008.
È la storia vera di una donna famosa, socialmente affermata e ammirata che conduce una vita colma di interessi e di incontri culturali intraprendendo ogni genere d'affari in tutta Europa. A fare da contraltare al suo successo pubblico interviene però un seguito di sconfitte e tragedie private nella sfera affettiva e sentimentale. La baronessa delle isole è la biografia romanzata della baronessa Antonietta St. Léger, proprietaria delle isole di Brissago dal 1885 al 1928.
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Autrici varie, Studi trentini di scienze storiche. La memoria femminile negli Archivi del Trentino-Alto Adige.
Questo volume è la pubblicazione degli Atti della Seconda giornata di studio per la valorizzazione del patrimonio archivistico del Trentino-Alto Adige. Il convegno si è proposto di portare alla luce un materiale documentario spesso sommerso o inglobato in fondi archivistici intestati alle istituzioni e agli accadimenti che, nonostante abbiano interessato la condizione delle donne, ad esse non fanno specifico riferimento, ossia di sollecitare l'individuazione delle scritture femminili nascoste nel silenzio delle carte già offerte alla consultazione, oppure ancora giacenti sotto il cumulo della polvere e della dimenticanza. (dall'introduzione di Maria Garbari)
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Patricia Lurati, Doni nuziali del Rinascimento nelle collezioni svizzere, Dadò, Locarno 2008.
Nel periodo rinascimentale tre eventi fondamentali scandivano la vita della donna: il fidanzamento, il matrimonio e la nascita di un erede. In queste rare occasioni la cultura del tempo attribuiva alla figura femminile un ruolo centrale che le famiglie facoltose solevano celebrare commissionando agli artisti oggetti da offrirle in dono. Si trattava per lo più di cofanetti contenenti gioielli che il fidanzato faceva recapitare alla promessa sposa, di una coppia di cassoni entro i quali riporre la dote che la giovane moglie portava con sé nella sua nuova dimora per farne omaggio al marito e di un desco da parto, vassoio dipinto sul quale recare il primo pasto alla puerpera dopo le fatiche del parto, che il coniuge regalava alla consorte quale riconoscimento per aver dato alla luce il tanto agognato discendente e aver così perpetuato il proseguimento della stirpe. (dal risvolto di copertina)
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Alessandra Gissi, Le segrete manovre delle donne. Levatrici in Italia dall'Unità al fascismo, Biblink, Roma 2006.
La figura della levatrice – immagine universale dotata di un particolare e sottile fascino, accompagnata da misteriose suggestioni, circondata da un'aura di sacralità per il suo essere protagonista dello straordinario evento della nascita – è stata la protagonista delle appassionate ricerche di antropologi e finanche di filologi. Fattucchiera, saggia o sapiente, la levatrice ha sempre racchiuso contraddizioni e ambiguità, ha causato spaesamento per alcune sue esclusive funzioni di significato dirompente: dare il battesimo e collaborare in qualità di esperta nei giudizi dei tribunali. Funzioni che le avevano conferito la capacità di scompaginare l'ordine dei generi laddove era sempre apparso più rigido, ovvero nell'amministrazione dei sacramenti e della giustizia... (dall'introduzione p. 9)
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Casimira Grandi, Donne fuori posto. L'emigrazione femminile rurale dell'Italia postunitaria, Carocci, Roma s.d.
Donne fuori posto erano le emigranti per la società d'origine, ma anche per quella di destinazione e, forse, perfino per loro stesse; quella narrata in questo volume è una storia declinata al femminile, un tentativo di riannodare all'origine i fili dei tanti percorsi confluiti nella più visibile trama delle correnti migratorie postunitarie. Nel rispetto del paradigma della tradizione, migliaia di migranti sono state protagoniste inconsapevoli di una storia intessuta di silenzio: esistenze che hanno lasciato labili tracce per gli storici, come spesso è successo alle donne, tanto più se povere. Donna-povertà-emigrazione è un assioma al di sopra dello spazio e del tempo; pesa, in ogni caso, la memoria negativa di una donna invisibile per il nuovo Stato italiano, dimostratosi colpevolmente assente nella sua vicenda e inoperoso nella sua tutela. (dal retrocopertina)
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Nicoletta Bigatti, L'altra fatica. Lavoro femminile nelle fabbriche dell'Alto Milanese 1922-1943, Guerini e associati, Milano 2008.
Il fascismo amava indicarlo come un modello di modernità industriale, e l'immagine dell'Alto Milanese non tradiva certo questa descrizione: una miriade di fabbriche piccole e grandi ne ricopriva il territorio, non lasciando quasi spazio alla pratica dell'agricoltura. Fabbriche tessili, soprattutto, dove decine di migliaia di donne, ogni giorno, consumavano la loro fatica. Proprio a queste donne è dedicato il lavoro di Nicoletta Bigatti, che attraverso una lunga ricerca tra le fonti archivistiche più svariate e un'attenta e partecipata raccolta delle testimonianze delle protagoniste ha ricostruito la loro vita di mogli, madri e lavoratrici in una società che ben poco spazio ed attenzione dedicava a questa fatica "al femminile". Ne risulta un racconto vivo, un racconto non della "storia" in astratto, ma di tante "storie", piccole e sconosciute, non per questo meno importanti e significative. (dal retrocopertina)
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(a cura di Anna Gasco), La guerra alla guerra. Storie di donne a Torino e in Piemonte tra il 1940 e il 1945, Edizioni SEB 27, 2007. Attraverso narrazioni biografiche il libro e il video raccontano di donne che hanno combattuto una guerra alla guerra, con le armi e senza le armi, per affermare la vita contro la morte; donne costrette a uscire dalle case bombardate alla ricerca di cibo per sé e per i figli, a sfollare, viaggiare sui carri bestiame, subire mitragliamenti, affrontare posti di blocco, a sperimentare una libertà nuova, ma faticosa e piena di pericoli; donne che spontaneamente l'8 settembre vestono in borghese un esercito in fuga, aiutano a nascondere ebrei e partigiani, diventano combattenti, intercedono presso i tedeschi e con un sorriso sono capaci di salvare un paese: donne perseguitate perché ebree, che lottano e resistono nei campi di sterminio; donne che portano informazioni, medicinali, esplosivi e perciò vengono arrestate, imprigionate e deportate nei lager, che rischiano la vita per diventare protagoniste di una resistenza non armata "anello forte" della resistenza civile. (dal retrocopertina)
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(a cura di Giovanna Providenti), La nonviolenza delle donne, Quaderni Satyägraha, Libreria editrice Fiorentina, Pisa 2006.
Questo libro contiene riflessioni, pratiche, esperienze non violente di donne instancabili. Con prologo di Lidia Menapace e Giovanna Providenti e i contributi di Luisa Muraro, Giovanna Providenti, Valeria Andò, Patrizia Caporossi, Fabrizia Abbate, Debora Tonelli, Elisabetta Donini, Luisa Del Turco, Anna Donno, Federica Ruggiero, Sandra Endrizzi, Luana Pistone, Itala Ricaldone, Diego Marani, Cecilia Brighi, Adriana Chemello, Monica Lanfranco, Giancarla Codrignani, Maria G. Di Rienzo e Elena Zdravomyslova.
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Fuori dall'ombra. Studi di storia delle donne nella provincia di Pisa (secoli XIX e XX) (a cura di Elena Fasano Guarini, Annamaria Galoppini, Alessandra Peretti), Edizioni Plus, Pisa 2006.
Il volume raccoglie i frutti di una ricerca condotta, a partire dal 2002, da un gruppo di studiose di formazione diversa, universitarie e non universitarie, in parte di lunga esperienza, in parte approdate da poco nel mondo degli studi, legate da un comune interesse per la storia delle donne e da un modo affine di praticarla. I sedici saggi che lo compongono disegnano con cura nitidi profili individuali. Ma più spesso, a partire da un largo ventaglio di fonti, pubbliche e private, scritte ed orali, si soffermano sulle grandi vicende collettive di cui le donne, tra Otto e Novecento – in un arco bisecolare di mutamenti profondi che investono sia la città che le campagne – sono state partecipi nella provincia di Pisa. Illustrano così i processi che le hanno condotte ad assumere ruoli più attivi nel mondo della cultura e dell'educazione, del lavoro e infine della politica: a uscire, come suggerisce il titolo del volume "fuori dall'ombra" che prima le aveva nascoste. Sullo sfondo emergono infine il mondo delle pratiche sociali e dei rapporti famigliari; e acquistano concretezza storica i legami e i conflitti tra uomini e donne. La storia locale sconfina così dalla storia generale. E, come spesso avviene, lo studio delle vicende femminili apre nuove dimensioni alla ricerca. (dal retrocopertina)
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Corpi e storia. Donne e uomini dal mondo antico all'età contemporanea, (a cura di Nadia Maria Filippini, Tiziana Plebani, Anna Scattigno), Viella, Roma 2002.
Il corpo è una è una costruzione culturale complessa, oggetto, di un costante processo di elaborazione che di epoca in epoca ne ha ridisegnato forme, rappresentazioni e connotazioni di senso. Nel corpo e nella differenza sessuale affondano ordinamenti simbolici, modelli e categorie discorsive che hanno prodotto nel corso della storia diversità di ruoli sessuali e sociali, relazioni di dominio e di subalternità, strutture di potere e forme di privilegio... (dal retrocopertina)
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Donatella Trotta, La via della penna e dell'ago. Matilde Serao tra giornalismo e letteratura con antologia di scritti rari e immagini, Liguori, Napoli 2008.
Nel decennio della stagione più intensa vissuta al quotidiano "Il Mattino", fondato nel 1892 a Napoli con il marito Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao crea e dirige alcune significative testate periodiche finora ignorate dagli studiosi: il settimanale domenicale "Mattino Supplemento" (1894-1895) e il giornale umoristico settimanale illustrato "Masto Rafaele" (1899-1901), che precedono l'esperienza più nota della rivista letteraria "La Settimana" (1902-1904). Questo libro fa rivivere tale stagione sullo sfondo di una Napoli fin de siècle nella quale la figura di Matilde Serao emerge come pioniera del giornalismo contemporaneo, ma anche come scrittrice poligrafa ed epistolografa "artefice ingenua ma non certo involontaria delle strutture industrial-espressive della letteratura"... (dal retrocopertina)
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| © 2008 AARDT Associazione Archivi Riuniti delle Donne Ticino |
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