|
|
Articolo apparso in "Ticino 7"
del 28.12.2003
AARDT - Associazione Archivi Riuniti Donne Ticino
Nuovi sentieri della memoria
per documentare e raccontare
la storia delle donne del nostro paese
Archivi come memoria. Memoria come forma di conoscenza, come
riscatto, sguardo retrospettivo, esplorazione, recupero di quanto
è andato perduto. Per questo, il non riposare mai della
memoria, il suo essere insonne, indica che la prima azione del
vivente è quella di resistere al tempo e alla sua potenza
negatrice.
Da Hannah Arendt a Ines Bolla, Da Simone Weil a Angelica Cioccari-Solichon,
nel cammino della memoria femminile il pensiero, anche filosofico,
è imprescindibile dall'essere donna, dal sentire e dal
vivere come tale, ed è un riferimento imprescindibile
per chiunque, donna o uomo, si interroghi sulla propria esistenza
e sul proprio tempo.
L'Associazione Archivi Riuniti Donne Ticino (AARDT), nata come
spazio aperto di ricerca, si propone di dare spazio e voce a
ogni tipo di testimonianza, si propone di raccogliere, classificare,
conservare i documenti e gli scritti delle donne che con la loro
vita e le loro opere hanno contribuito al rinnovamento della
società, della letteratura, dell'arte.
L'Associazione ha già ricevuto una prima donazione dalla
sua attuale segretaria e studiosa del movimento femminile Franca
Cleis: 2500 volumi comprendenti libri di saggistica femminile
e femminista, libri di poesia, prosa, teatro e sceneggiature.
Altre donazioni stanno a poco a poco aggiungendosi per rendere
più importante il grande progetto di salvaguardia di questo
patrimonio.
La sede degli archivi AARDT, la Casa Maderni di Melano, è
già aperta al pubblico. La prima Assemblea generale ordinaria
è avvenuta l'11 ottobre e nella tarda primavera 2004 ci
sarà l'inaugurazione ufficiale. Gli archivi saranno infine
pienamente funzionanti a partire dall'autunno prossimo.
Renata Raggi, perchè un'associazione del genere?
Noi raccogliamo per non disperdere, per conservare e catalogare.
Recentemente con Franca Cleis e con la Federazione associazioni
femminili Ticino (associazione presente nel cantone fin dagli
anni cinquanta, che fin dagli anni cinquanta ha lottato per i
diritti della donna come il diritto di voto e di eleggibilità)
abbiamo pensato di dover dare uno spazio adeguato ai nostri archivi,
anche perchè in diverse regioni svizzere come Ginevra,Turgovia,
San Gallo e Appenzello, a fine anni novanta sono sorti, affiancando
il ventennale archivio della Fondazione Göesteli di Berna,
gli archivi delle donne. Archivi nati dalla passione di raccogliere,
perchè niente vada perduto. In Ticino andava perso il
patrimonio relativo a Ines Bolla, l'ideatrice di Donne ticinesi,
un libretto edito nel 1928, storicamente rivelatosi un pozzo
inesauribile di informazioni sulla vita e sul lavoro delle donne.
Di Ines Bolla, insegnante della scuola commerciale professionale
di Lugano e punto di riferimento per tante generazioni di donne
ticinesi, purtroppo non abbiamo più nulla. E'interessante
però sottolineare che proprio in questo libro si parla
di un film.
Un film?
Sì, perchè negli anni 1926-27 Ines Bolla ha fatto
filmare il lavoro della donna dal primo 'regista' ticinese: il
signor Berner di Bellinzona. Un documento interessantissimo e
unico!
Cosa sta a monte del vostro progetto?
Questo nuovo secolo ha il compito imprescindibile di preservare
la memoria del secolo passato, e libri come Donne ticinesi di
Ines Bolla a Ermiza e le altre di Franca Cleis rappresentano
il bisogno di documentare le tracce lasciate dalle donne con
la loro presenza, il loro lavoro, i loro scritti.
In Ticino esiste un reale interesse nel campo del femminile
e del femminismo?
Io credo che, a parte la questione del femminismo che per le
donne è stata importante, con l'AARDT si vuole portare
alla luce le parole che sono rimaste in ombra.Bisogna ridar loro
vita perchè sono importanti, perchè sono tante
e diverse e perchè la società dimentica spesso
e volentieri. Posso anche confermare che esiste un interesse
specifico: quest'estate, grazie al nuovo sito internet, la nostra
associazione è già stata contattata da cinque studentesse:
una di Reggio Emilia, una di Napoli, le altre sono ticinesi.
Che cosa vi aspettate dalle donne e dal pubblico?
Che capiscano l'importanza di conservare i documenti storici,
che siano vigili come noi sul territorio. Dal pubblico ci aspettiamo
soprattutto presenza e collaborazione.
Cosa intendete fare perchè un'associazione del
genere diventi un punto di riferimento non solo per le donne?
Per il momento è importante far funzionare il centro e,
passata l'inaugurazione ufficiale, che sarà in primavera,
nell'autunno prossimo cercheremo di dare spazio ad eventi che
però - è bene dirlo subito - non sono il nostro
obiettivo primario. Il vero obiettivo del nostro centro è
sostenere la ricerca.
Cosa offrite a un pubblico motivato e interessato?
Offriamo la lettura, il prestito e la consultazione dei nostri
libri; libri di autrici che raramente si trovano nelle biblioteche
del Ticino e che riguardano soprattutto la saggistica femminista,
la scrittura e la poesie femminile. Per il momento questi libri
sono in rete nel nostro sito, in seguito lo saranno anche in
quello delle biblioteche in quanto lavoreremo in stretta collaborazione
con la Biblioteca di Mendrisio.
Come avete fatto a trovare uno spazio così particolare?
La ricerca è stata lunga. Cercavamo uno spazio idoneo
ad un prezzo molto contenuto. L'anno scorso, molto preoccupata,
avevo anche fatto un appello all'Assemblea. Un mese dopo, una
nostra socia sostenitrice: Margherita Scala Maderni, ci ha comunicato
che ci avrebbe messo a disposizione un'ala della sua casa, la
Casa Maderni di Melano. Attualmente siamo felicemente installate
in uno spazio tranquillo immerso nel verde e quindi molto adatto
alla nostra attività.
Uno spazio 'vissuto' ...
Uno spazio vissuto al femminile, perchè in questa casa
hanno vissuto quattro sorelle, le zie di Margherita Scala Maderni,
mia madre. Una era Olga Maderni, scrittrice e poetessa, insegnante
d'inglese alla Scuola professionale di Chiasso nel periodo del
pre e dopoguerra, donna viaggiatrice e colta che ha scritto,
soprattutto negli anni quaranta, articoli di viaggio sui quotidiani
del tempo. Per la nostra attività non avremmo potuto trovare
niente di meglio!
Lucia Morello
Ritorna all'indice dei comunicati
|