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Articolo apparso in "Corriere del Ticino" del 10.10.2005

IL QUADRO SOCIO- POLITICO- ECONOMICO DISEGNATO DALL'ASSOCIAZIONE ARCHIVI RIUNITI DELLE DONNE TICINO

« Il ruolo femminile si può e si deve valorizzare »

Giovanni Mariconda Promuovere e valorizzare il ruolo delle figure femminili in scienza, cultura, famiglia, educazione e lavoro. È il fine dell'associazione Archivi riuniti delle donne Ticino ( AARDT) riunita in assemblea sabato a Melano. Un'occasione per fare un bilancio delle numerose attività finora svolte e per individuare le future prospettive. Come è emerso da uno studio sulla presenza e la partecipazione del gentil sesso alla politica cantonale, ci sono ancora notevoli margini di miglioramento

Lettere, manoscritti, fotografie, registrazioni, diari e testimonianze per riscoprire la storia del Cantone attraverso lo sguardo femminile. Inaugurata nel 2003, la sede dell'AARDT in Casa Maderni ospita oggi un centro di documentazione e una biblioteca con oltre 4.000 volumi che, ha ricordato la direttrice Franca Cleis , attirano ricercatori e studiosi da tutta Europa. Durante l'assemblea generale di sabato, si sono ripercorse le più recenti tappe della storia del sodalizio, nato nel 2001, evidenziando la necessità di reperire nuovi fondi in aggiunta al contributo annuale stanziato dalla Divisione cultura. Due, in particolare, i progetti che hanno contraddistinto l'ultimo anno d'attività: un sito Internet realizzato in collaborazione con la RTSI, contenente documenti multimediali sulla storia dell'emancipazione femminile nella Svizzera italiana, e la campagna « Tracce di donne».« Un'iniziativa - ha spiegato la presidentessa dell'AARDT Renata Raggi Scala - che intende stimolare i Comuni a una maggiore valorizzazione del nostro sesso nel repertorio toponomastico. Targhe e pannelli dedicati in Ticino a nomi femminili si contano purtroppo sulla punta delle dita. Inviando una lista di biografie degne di nota a tutte le autorità competenti, abbiamo cercato di colmare questa lacuna » .
« Riscontri positivi in tal senso ha aggiunto - ci sono venuti recentemente dalla Città di Lugano».E se per strade e vie, al momento, la situazione non è certo « rosea » , lo stesso si potrebbe dire della politica. Il dato è emerso da uno studio di
Susanna Castelletti sulla presenza femminile nel Gran Consiglio Ticinese dal 1971 al 2003. « In oltre trent'anni di storia - ha ricordato la ricercatrice - la presenza femminile nel Legislativo cantonale è rimasta uguale, non superando quasi mai i 10 seggi. Un problema grave, che va affrontato con sostanziali cambiamenti » . Nel corso della sua esposizione, Castelletti si è concentrata sulla visione dell'opinione pubblica nei confronti delle donne e sull'evoluzione del comportamento politico delle diverse candidate, evidenziando, a partire dagli anni 90, l'emergere di alcune figure forti, il cui interesse per le tematiche del proprio sesso è però rimasto limitato. Tra le principali cause della scarsa partecipazione, sono state indicate le difficoltà di affermazione e visibilità, il doppio ruolo lavoro- famiglia e la mancanza di una rete di sostegni come quella che può venire dalle lobby associazionistiche maschili. La consigliera nazionale Chiara Simoneschi- Cortesi , presidente della Commissione federale per le questioni femminili, ha quindi messo in luce come « molto dipenda dalla scarsa visibilità concessa alle donne all'interno delle liste dei partiti e nelle trasmissioni preelettorali » . Difficoltà ribadite anche dalla municipale di Lugano Nicoletta Mariolini e dall'ex presidente del Partito socialista ticinese Anna Biscossa che, in chiusura dei lavori assembleari, hanno riferito le proprie esperienze.

Da sinistra, la presidentessa degli Archivi riuniti delle donne Ticino, Renata Raggi Scala, e la direttrice del Centro di documentazione e della biblioteca di Casa Maderni, Franca Cleis. ( fotogonnella)

Articolo di Giovanni Mariconda
Corriere del Ticino, 10 ottobre 2005
 

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