Indice studi e ricerche online AARDT
di Nelly Valsangiacomo
Estratto dal "Bollettino Storico della Svizzera Italiana"
Serie nona - Volume eVI, Fascicolo II - 2003
Perché creare un' associazione che si preoccupa di riunire materiale sulla storia delle donne nel Canton Ticino? Il mio breve contributo intende presentare l'Associazione archivi riuniti delle donne Ticino, attraverso una rassegna - seppur sommaria - della storiografia legata allo studio del mondo femminile; inserire in questo primo quadro la nascita delle associazioni e degli archivi che si occupano di storia delle donne; collocare, infine, questo tipo di proposte nel contesto ticinese, con un accenno particolare all' AARDT che, con la sua biblioteca e il suo archivio, vuole essere un nuovo, importante strumento offerto alle storiche e agli storici.
La "storia delle donne" e la "storia di genere"
- che come gli altri filoni di ricerca hanno delle specificità
proprie al Paese nelle quali si sviluppano - sono emerse solo
di recente nel panorama storiografico(1). Fino
a questa svolta metodologica e di pensiero, che si può
datare attorno agli anni Settanta, gli approcci alle donne nella
storia furono sovente parziali, nonostante la scrittura storica
femminile fosse praticata anche nei secoli passati. Nell'Ottocento,
i pochi tentativi da parte degli storici (si pensi a Jules Michelet(2)) di avvicinarsi alle donne come oggetto di ricerca,
furono bruscamente interrotti dalla scuola positivista, che si
chinò esclusivamente sulla narrazione dei grandi eventi
e dei personaggi di rilievo, nei quali le figure femminili non
trovarono posto alcuno, né come soggetto né come
oggetto di storia. Nella prima parte del Novecento, in diversi
Paesi - come gli Stati Uniti, l'Inghilterra e la Francia - il
nascente movimento emancipazionista femminile vide la tutela della
memoria storica delle donne anche come uno strumento di lotta;
furono pubblicate in questo periodo diverse ed importanti ricerche,
in particolare sul femminismo (le cui prime manifestazioni si
fanno risalire al tardo Illuminismo) e sul ruolo delle donne nel
movimento operaio.
Tuttavia, la denuncia della condizione femminile e del suo disconoscimento
all'interno della cultura ufficiale, da parte di grandi scrittrici
(tra le più note Virginia Woolf e Simone de Beauvoir),
così come i lavori pionieristici delle precorritrici della
"storia delle donne"(3), non riuscirono
ancora per molto tempo a scalfire la cortina di diffidenza del
mondo della ricerca, non da ultimo per la difficoltà delle
donne di essere accettate e riconosciute come intellettuali. Salvo
eccezioni, la storia rimase innegabilmente declinata al maschile
fin oltre la seconda guerra mondiale.
Bisogna attendere l'ultimo trentennio per poter parlare di "storia
delle donne". Questa (ri)nascita è da associare allo
sviluppo di una serie di interrogativi e di istanze sociali e
politiche vissute dalle donne negli anni Sessanta e Settanta,
nonché alla formazione dei nuovi movimenti femministi(4). In quegli anni, l'interesse interdisciplinare,
di cui le femministe statunitensi e inglesi sono da considerarsi
le antesignane, esulava in gran parte dal mondo accademico. Inoltre,
il filo diretto con la realtà stimolava (e incoraggia tuttora)
una parte delle studiose a rivendicare l'importante valenza ideologica
e militante della ricerca sulle donne e a contestare chi lo considerava
esclusivamente come un ambito di studi. A prescindere dalle diverse
sensibilità e dalla molteplicità di approcci emersi,
si può affermare che raramente un nuovo campo di esplorazione
storica è risultato così strettamente legato alla
nascita di un movimento sociale come la "storia delle donne"
a cavallo degli anni Sessanta e Settanta(5).
La necessità di ritrovare un'identità femminile
influenza le prime ricerche sulle donne; ci si china così
su figure emblematiche o su alcuni aspetti particolari, come la
storia del corpo. Col tempo si affrontano nuovi temi: dalla partecipazione
politica all'esperienza religiosa, passando per l'indagine sugli
istituti caritatevoli e sulla prostituzione. Si pongono inoltre
all'attenzione altri interrogativi storiografici, poiché
affrontare la storia da questo nuovo punto di vista comporta anche
un'approfondita discussione metodologica. La storia delle donne
si avvarrà inoltre, nel corso degli anni, dello sviluppo
di altri indirizzi di ricerca, come la demografia storica(6) e l'antropologia storica, così come dell'apertura
della storia verso altre discipline (etnologia, sociologia ...)
e la maggiore attenzione degli storici verso lo studio della mentalità
e del comportamento.
Negli anni Ottanta, sopiti - anche se solo in parte - i rapporti
con i movimenti sociali degli anni precedenti, la "storia
delle donne" sembra entrare, sebbene in modo diverso da Paese
a Paese, in una nuova fase. Comincia, peraltro, ad essere utilizzato
con sempre più successo il termine Gender history. Tradotto
in italiano in "storia di genere", vuole porre l'accento
sulla rilevanza della relazione tra i sessi come momento centrale
della storia umana, intesa come costruzione socioculturale e dunque
variabile. Come sovente accade nelle transizioni concettuali,
anche il passaggio da "storia delle donne" a "storia
di genere" non è affatto casuale, ma deriva dall'importante
dibattito che da alcuni anni si svolgeva attorno alle finalità
della "storia delle donne". Questa nuova nozione viene,
a volte, spogliata dalle spinose questioni sollevate durante la
sua concezione per essere tatticamente adottata in ambito accademico;
ultima ratia per legittimare la "storia delle donne",
alle quali le università si sono tardivamente aperte(7). Malgrado questo cambiamento terminologico e
la volontà di acquisire un pieno riconoscimento scientifico,
la dimensione militante rimarrà spesso presente.
Fra le sfide alle quali la "storia delle donne" è stata chiamata a rispondere, vi è certamente quella delle fonti. Da un lato, le fonti secondarie, ossia ciò che è stato trasmesso sul mondo femminile, è principalmente opera di uomini; ciò significa che, sovente, l'universo femminile è stato ricoperto da rappresentazioni e immagini, che devono a loro volta diventare oggetto di studio.
Inoltre, proprio per il ruolo assunto dalle donne nella società,
le fonti primarie non sono sempre di facile reperibilità.
La pura e semplice cancellazione delle tracce, pubbliche e private,
alla quale ci si trova di frequente confrontati, è dovuta
anche al fatto che i criteri archivistici risultavano influenzati
dagli orientamenti prevalenti nella storiografia ufficiale(8). Non ci si deve allora stupire se, negli anni
Settanta e Ottanta, le fonti orali sono assurte a strumenti favoriti
della "storia delle donne". Senza però dimenticare
che le testimonianze si prestano forse maggiormente all' esigenza
di ricostruzione della memoria e della soggettività, tra
le priorità della ricerca sulle donne in quel periodo(9). A dimostrazione del fatto che - in buona parte
- è lo sguardo che fa la storia, questi nuovi approcci
spinsero anche a rileggere in modo diverso fonti di varia natura
(istituzionali, iconografiche ...), traendone spunti per nuovi
percorsi conoscitivi.
Queste innovazioni avvengono anche grazie allo sviluppo di spazi
di incontro e di raccolta di documenti. Tra gli anni Ottanta e
gli anni Novanta sorgono, in buona parte d'Europa, archivi destinati
alle donne nella storia. In Svizzera i primi, e più ragguardevoli,
sono gli Archivi Gosteli - creati nel 1982 con sede a Worblaufen
- dedicati alla storia del femminismo in Svizzera. Questi nuovi
centri culturali e archivistici cominciano così ad ospitare
e mettere a disposizione materiali fino a quel momento poco accessibili,
come corrispondenze, diari, autobiografie.
Nel contempo, si creano molte associazioni, sia sul piano nazionale
- come l'Association Suisse Femmes Feminisme Recherche (1983)
e la Società Italiana delle Storiche (1989) -, sia sul
piano internazionale, come l' Intemational Federation for Research
in Women's History, costituita nel 1987 , con lo scopo di coordinare
gli studi in tutti i diversi settori in cui si articola la "storia
delle donne". Queste associazioni stimoleranno una molteplicità
di iniziative, fra cui l'edizione di riviste specializzate, fondamentale
mezzo per lo sviluppo e la circolazione dei materiali di ricerca(10).
La creazione di associazioni e archivi anche in Svizzera, ben
mostra come nella Confederazione l'evoluzione della "storia
delle donne" segua percorsi simili alle nazioni circostanti.
Anche la storiografia ufficiale si è vieppiù aperta
a questi nuovi indirizzi di ricerca, come attestano i numeri monografici
di riviste ad essi dedicati (11).
Nel Ticino, si osserva uno sviluppo per molti versi analogo. Scorrendo
velocemente i numeri del "Bollettino Storico della Svizzera
italiana" fino agli anni Cinquanta, pochi contributi sono
dedicati alle donne. Molto spesso si tratta di articoli di carattere
biografico, che lasciano ben trapelare il ruolo assegnato alla
donna nella storia: "La moglie di Antonio Brocca da Lugano"
(1881); "Una bissonese maritata in Val d'lntelvi" (1906),
"La fondatrice delle cappuccine di S. Prassede in Milano,
malmaritata ad un locarnese" (1909); "Chi fu la madre
di Johann Joseph Gorres" (1952). Cenni si ritrovano anche
in contributi sugli inventari ereditari (figlie e vedove) e nella
demografia in genere. Nulla, salvo rarissime eccezioni, sull'emigrazione,
l'educazione, l'agricoltura e altri settori, in cui le donne ebbero,
storicamente, un ruolo decisivo.
La situazione cambia progressivamente nella seconda metà
del secolo, anche se un relativo salto di qualità avverrà
solo negli ultimi anni. Certo, anche nei decenni precedenti, le
firme di donne non mancheranno nelle due più importanti
riviste di storia ticinesi, "Bollettino Storico della Svizzera
Italiana" e "Archivio Storico Ticinese". Nell'indice
per autori dell' "Archivio Storico Ticinese", dal 1960
al 1990, appaiono una decina di donne su poco più di cento
autori(12). Nello stesso periodo, anche se
la visione d'insieme è più ardua non essendoci -
per il momento - un indice a disposizione, nel "Bollettino
storico della Svizzera italiana", la partecipazione femminile
si conta sulle dita di una mano o poco più.
Solo negli anni Novanta, fanno capolino in maniera più
decisa le ricercatrici, che però, salvo eccezioni, non
sembrano particolarmente interessate alle donne nella storia(13). Si deve attendere il 1999 perché una
delle due riviste, "Archivio Storico Ticinese", si chini,
in un fascicolo, su alcuni aspetti della storia al femminile,
limitandosi però essenzialmente ad un indirizzo di tipo
giuridico-istituzionale (inquisizione, processi penali, criminalità
...).
Nel corso del Novecento, le donne stesse, sebbene in modo sporadico,
hanno dimostrato interesse per i temi di "storia delle donne"
nel Ticino, come ben dimostrano le due opere, rispettivamente
del 1928 e del 1958, pubblicate in occasione della SAFFA (Esposizione
svizzera del lavoro femminile) (14). Nel lavoro
del 1958 si insisteva sul contributo alla vita culturale del Paese
da parte delle donne e sulle numerose tesi accademiche svolte
da laureate ticinesi (15). Si devono, però,
attendere gli ultimi anni per trovare nelle ricerche storiche,
un ruolo manifesto delle donne e per vedere l'elaborazione e la
diffusione di lavori veri e propri di "storia delle donne"(16). Lo attestano, fra l'altro, le tesi di laurea
terminate o in corso nelle università svizzere e italiane.
Tuttavia, molto rimane ancora da fare e i terreni inesplorati
sono innumerevoli.
Alla necessità di fornire nuovi strumenti e impulsi
per la "storia delle donne" e "di genere"
intende rispondere la nuova Associazione archivi riuniti delle
donne ticino, creata attorno alla generosa donazione di libri
e fondi archivistici di Franca Cleis e alla magnanimità
di Margherita Scala Maderni (che ha offerto un'ala della casa
famigliare di Melano come sede degli archivi). Sostenuta da diverse
personalità attive sul piano cantonale e nazionale (17), l'Associazione è costituita da donne
che, da tempo, con ruoli diversi, lavorano per la sensibilizzazione
sulla memoria e il ruolo delle donne nella società e nella
storia - attraverso la ricerca, la gestione di associazioni e
centri culturali, la militanza politica - e ha come primo intento
quello di coinvolgere il maggior numero di ricercatrici e ricercatori
nello studio sulle donne nella società ticinese.
L'Associazione mette a disposizione del pubblico un importante
bagaglio bibliografico e documentario, che si sta vieppiù
ampliando. I tremila libri scritti da donne, oltre ad una parte
di narrativa e a un solido nucleo di Ticinensia, comprendono una
raccolta di testi di poesia femminile (generalmente poco reperibili),
una consistente scelta di testi pubblicati da case editrici femminili
(provenienti soprattutto dalla vicina Italia), un nucleo di libri
dedicato alla saggistica femminista in tutti i suoi aspetti, sovente
non presenti nelle biblioteche svizzere.
I fondi archivistici consistono sia in fondi personali - costituiti,
in particolare, da fondamentali e innovative esperienze di insegnamento
(su tutto il Novecento) e da esempi di militanza politica, dalla
lotta per il suffragio femminile ai giorni nostri - e fondi di
associazioni e gruppi femminili, quali la FAFT, Federazione delle
associazioni femminili ticinesi. È inoltre a disposizione
una nutrita serie di dossier biobibliografici e tematici su autrici
ticinesi e sulla storia delle donne nel cantone. Le raccolte di
giornali che hanno fatto la storia del femminismo italiano e ticinese,
quali, ad esempio, gli italiani "Sottosopra" e "DWF
(Donna, Women, Femme)>> e il ticinese "Donnavanti",
permettono infine di colmare uno spazio lasciato dalle emeroteche
ticinesi.
Allora, perché creare un'associazione che si preoccupa
di riunire materiale sulla storia delle donne nel canton Ticino?
La risposta dovrebbe emergere dal percorso, qui in parte illustrato,
che la storia delle donne ha dovuto affrontare per essere riconosciuta.
Occorre raccogliere, conservare, catalogare in modo sistematico
opere, diari e materiali diversi che documentano le esperienze
e la vita delle donne che nel nostro Paese hanno operato o vissuto;
altrettanto essenziale è però sensibilizzare il
pubblico sull'importanza di questa storia e di questo materiale.
Una struttura specifica permette di dare maggior risalto e visibilità
a questo genere di documenti e può favorire un migliore
accesso a queste particolari conoscenze anche da parte di chi
non frequenta generalmente luoghi di ricerca. Nondimeno, proprio
per la gran cura che si vuole dedicare alla tutela di questo materiale,
è previsto negli statuti dell' AARDT che, in caso di scioglimento,
i fondi saranno depositati presso 1'Archivio di Stato. Ciò,
si spera, dovrebbe sciogliere le riserve di chi possiede materiale
sulle donne del nostro cantone e desidererebbe condividerlo, rendendolo
così parte della memoria collettiva.